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Convocazione Assemblea Straordinaria

A nome del Consiglio Direttivo per Sabato 27 Luglio 2019 è indetta l’Assemblea Straordinaria in Salita del Prione 26/2 in prima convocazione alle ore 20, in seconda convocazione ore 21 coi seguenti ordini del giorno:

1) Modifiche statutarie D.lgs 117/17 – Approvazione Statuto sociale

2)Varie ed eventuali.

Il Presidente

Federico Caprini Acquarone

Ricordo che possono votare solo gli/le iscritt* da almeno 3 mesi con possibilità di rinnovo in loco e che è possibile solo una delega per persona tramite lettera/email

Convocazione Assemblea Ordinaria


Car* soc* e amic*,

A nome del Consiglio Direttivo per Venerdì 29 marzo 2019 è indetta l’Assemblea Ordinaria in Salita del Prione 26/2 in prima convocazione alle h 20, in seconda convocazione h 21 coi seguenti ordini del giorno:



Relazione attività 2018 e programma 2019
Approvazione bilancio consuntivo 2018/preventivo 2019
Varie ed eventuali.

Il Presidente

Federico Caprini Acquarone


Ricordo che possono votare solo gli/le iscritt* da almeno 3 mesi con possibilità di rinnovo in loco e che è possibile solo una delega per persona tramite lettera/emaila

Transgender Day of Remembrance

Martedì 20 novembre 2018 dalle ore 18:00 alle 19:30 

in Piazza Don Andrea Gallo

Ricordiamo con una commemorazione laica le vittime d’odio e dl pregiudizio transfobico nel 2018 in tutto il mondo.

Il Transgender Day of Remembrance o TDoR si celebra il 20 novembre, venne introdotto da Gwendolyn Ann Smith in ricordo di Rita Hester, il cui assassinio nel 1998, avvenuto a ridosso della data in cui si celebra la ricorrenza, diede avvio al progetto web “Remembering Our Dead” e nel 1999 a una veglia a lume di candela a San Francisco. Da allora l’evento è cresciuto fino a comprendere commemorazioni in centinaia di città in tutto il mondo

Questo evento è organizzato in collaborazione col Coordinamento Liguria Rainbow, Associazione Princesa e Comunità di San Benedetto al Porto

EVENTO FACEBOOK

Fallocentrismo, Vaginocentrismo e controrivoluzione femminista

mirella-izzo
Dopo le polemiche suscitate da ArciLesbica, abbiamo rivolto alcune domande a Mirella Izzo ideatrice del Manifesto Pangender e autrice di “Oltre le gabbie dei generi”.

 

L’estate 2017 non sarà ricordata solo per il grande caldo ma anche per le infelici uscite di Arcilesbica Nazionale, prima contro la GPA e poi nei confronti delle persone transessuali con la pubblicazione dell’articolo inglese sulla loro pagina Facebook.
La comunità LGBT ha preso posizione pro e contro, molte femministe e lesbiche hanno precisato che tali affermazioni non potevano essere fatte a nome di tutte, anch’io ho più volte postato sui vari social #notinmyname o #nonamionome per sottolineare il mio disaccordo con le posizioni di ArciLesbica.

Qualche giorno fa ho letto un’interessante intervista di Mirella Izzo su GayNews e ovviamente l’ho rilanciata su Facebook. Conosco Mirella da un po’ di anni e lei ha subito commentato il mio post proponendo la nota Fallocentrismo e Vaginocentrismo: l’altro verso della stessa “medaglia”. Ovviamente l’ho letta, trovandola molto interessante. E proprio le sue parole mi hanno stimolato alcune domande da rivolgere alla ideatrice del Manifesto Pangender e di Crisalide AzioneTrans, autrice di Oltre le gabbie dei generi e Presidente onoraria dell’associazione Rainbow Pangender Pansessuale Gaynet Liguria.

Ecco le mie domande e le risposte di Mirella Izzo.

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Perché tanta violenza sui social contro le donne transgender? Il parere di Mirella Izzo

mirella-izzo

A seguito d’un articolo in lingua inglese postato l’8 agosto sulla pagina Fb di ArciLesbica nazionale si è scatenata una grande polemica nella collettività Lgbti e non. Polemica che è stata accompagnata da un’ondata di violenza verbale sui social network nei riguardi delle donne transgender.

Abbiamo contattato Mirella Izzo, scrittrice, femminista translesbica e presidente onoraria dell’associazione Rainbow Pangender Pansessuale Gaynet Liguria, per raccoglierne l’opinione in merito a quanto sta succedendo.

L’articolo I am a woman. You are a Trans Woman. And that distinction matterspostato l’8 agosto sulla pagina fb di ArciLesbica nazionale, ha suscitato un’ondata di reazione nella collettività Lgbti e, soprattutto, tra le persone trans. Perché a tuo parere?

Vero ma non soprattutto trans. Sono rimasta piacevolmente sorpresa nel vedere moltissime donne della stessa ArciLesbica o anche non lesbiche inorridire di fronte a quel post il cui succo essenziale è che le donne transgender non sono veramente donne. Altrimenti perché chiedere spazi separati e persino bagni separati a causa soprattutto della “differenza che conta”, cioè il pene.

Poi hanno un po’ corretto il tiro parlando di vissuti diversi infantili e di argomenti cui noi non avremmo diritto di parola come, ad esempio, le mestruazioni, la gravidanza e persino lo stupro. Non so se hanno idea di quante ragazze transgender vengono stuprate già in famiglia e non possono denunciare o non ne hanno la forza. Mi chiedo se le donne che hanno uteri “non funzionanti”, che soffrono di amenorrea e non possono avere figli sarebbero accolte da queste lesbofemministe Terf, che in italiano suona come lesbiche radicali trans-escludenti. Per loro le donne trans sono delle imitazioni delle donne “cis”. Sì, cis: ora posso dirlo dopo che il Dizionario di Oxford ha incluso questo prefisso nell’indicazione di genere delle persone, considerandolo giusto. Basterà darci un’occhiata.

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La nota politica (finale?) sulla questione Donne transgender e femministe

FALLOCENTRISMO E VAGINOCENTRISMO: L’ALTRO VERSO DELLA STESSA “MEDAGLIA”

In questo ultimo mese stiamo assistendo ad una sorta di controrivoluzione femminista (non tutti i femminismi, per fortuna) che contrappone al #fallocentrismo maschile una sorta di #vaginocentrismo (più chiaro, in questo specifico, di #ginocentrismo) femminile.

Il maschio è fallocentrico biologicamente. Foss’anche il meno possibile influenzato dall’educazione millenaria che ha sulle spalle, fatta di privilegi maschilisti, di patriarcato (a volte buono, ma si tratta di una concessione, non di una cessione di diritto). Lo è perché quando i testicoli si riempiono di sperma, il cervello viene inondato di segnali talmente forti affinché liberi “i sacchetti”, che alla fine lo rendono quasi schiavo dei suoi genitali. A questo punto il maschio si deve liberare. Se vive in un deserto o è particolarmente pigro o “beneducato”, se non ha un “buco” (vagina, bocca, culo, poco importa) in cui riversare lo sperma, a disposizione, si masturberà rapidamente, o se non lo farà potrà avere polluzioni notturne involontarie. Le polluzioni notturne, frequenti da adolescenti, tendono a ridursi in età adulta e se non si è ancora liberato il sacchetto ormai stragonfio si vendicherà lanciando segnali di dolore difficilmente sopportabili (patologizzato, ovviamente, in epididemite). Il maschio quindi cerca la femmina (o altro maschio o altro ancora a seconda dei suoi gusti) a qualsiasi costo. I più beneducati vanno a prostitute o cercano “nel marketplace” una donna con cui passare almeno la notte (se ha la moglie la sveglierà anche in piena notte con un impeto poco frequente che può stupire la donna)… quelli in cui la sottocultura maschilista è assoluta, per cui la donna è, alla fine, proprietà dell’uomo o almeno a sua disposizione, potrà arrivare allo stupro e, per evitare grane, dato che ora le donne iniziano a denunciare, talvolta al donnicidio. Sia chiaro, il 90% dei donnicidi hanno altre origini, modalità, avvengono in ambito familiare ecc. tutte cose che ho ben spiegato, argomentato e anche cercato di trovare escamotage per la donna in caso di “emergenza violenza”, nel libro “Donnicidio: il #femminicidio visto da una donna nata maschio”, censurato o “dimenticato” dal “movimento” dei Gender Studies solo perché traccia ANCHE un profilo biologico che porta i mammiferi maschi ad aggredire le femmine… ripeto ANCHE, da affiancare alla cultura e all’educazione ricevuta.

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FOXHUNTING

FOXHUNTING
IL SEPARATISMO DI ARCILESBICA RIFIUTA LE DONNE TRANSGENDER E SI BUTTA, COME NELLA CACCIA ALLA VOLPE, TRA LE GRINFIE DEI PADRONI MASCHILISTI

Con stomaco di ferro e nauseante strumentalizzazione ArciLesbica Nazionale pubblica qualche giorno fa un post di una femminista inglese che reagisce ad uno stupro offendendo le donne transgender come “diverse”, laddove la diversità sarebbe il pene (sic! Non tutte lo hanno. Si fa la differenza?).

Lo stupro è uno degli atti più vigliacchi e gravi dell’espressione di potere sulla donna da parte dell’uomo, la rappresentazione più violenta del maschilismo, seconda solo al “Donnicidio” ed è noto che tale violenza provoca in milioni di donne reazioni psicologiche le più disparate: spesso distoniche. Si và dall’innamoramento dello stupratore seriale e carceriere, all’incapacità di avere nuove relazioni d’amore con altri uomini o anche altre donne. Tutte risposte che psicologi, famiglia, amici tentano di correggere, con il tempo e la pazienza, per migliorare la vita di queste vittime.

La reazione scomposta di questa donna inglese è stato un rifiuto di parlare con le donne transgender perché “il pene fa la differenza”. Comprensibile a livello umano, vomitevole sfruttare questa reazione a livello politico per affermare il nuovo corso di ArciLesbica verso l’antica – e ormai abbandonata dalla maggior parte delle donne – via del “separatismo lesbico e femminista”. Ovviamente quel riportare un breve post senza commenti sul loro Gruppo Ufficiale FaceBook ha ricevuto oltre un migliaio di reazioni negative, per la stragrande maggioranza da parte di donne lesbiche e/o femministe e iscritte all’Associazione. Anche qualche donna transgender ha cercato di smontare la costruzione ideologica di ArciLesbica e, successivamente, il MIT (Associazione storica transgender) ha chiesto conto di queste posizioni che, molto brutalmente, dichiaravano le transgender come “non donne”, dopo un decennio di apertura della stessa Associazione alle “trans”. Essendo MIT e ArciLesbica appartenenti allo stesso movimento L+G+B+T, dove L sta per Lesbica e T per Transgender, con giustezza il MIT ha chiesto conto di questa improvvisa inversione a U da parte della dirigenza nazionale di ArciLesbica, perché non si può far parte dello stesso movimento se non vi è rispetto sia per le differenze e specificità, sia per una considerazione reciproca positiva, un appoggio reciproco delle battaglie comuni e singole del “movimento” e delle Associazioni che la compongono. La risposta di ArciLesbica è stata ancora più dura nei confronti del MIT a cui, dice, di non dovere alcuna spiegazione e che loro andranno dritte verso la loro strada. Una strada che porta diritte le donne che fanno quella scelta in bocca ai cani del Padrone “maschio”, come in una “caccia alla volpe”.

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“CASO” BERNARDESCHI: LA PUNTA DI UN ICEBERG

COMUNICATO STAMPA
“CASO” BERNARDESCHI: LA PUNTA DI UN ICEBERG
Sappiamo che uno dei più ben pagati giocatori di calcio italiani ha i mezzi per difendersi dalle polemiche di questi giorni e che, mentre l’odio “social” si concentra su di lui, ogni giorno ci sono persone meno famose con varianti di genere anche piccole, che faticano a trovare un lavoro, quando trovarlo è già difficile per tutti, producendo una esclusione quasi totale (l’esempio più classico e diffuso è per i casi molto visibili delle persone transgender da maschio a donna e, in parte, da femmina a uomo).
Né ci interessa ascrivere Bernardeschi alla “categoria transgender”. Per noi, che siamo ispirati al Manifesto Pangender, ogni variazione, anche solo estetica, dagli stereotipi di genere è figlia della stessa natura che produce i più brutali atti contro persone che non corrispondono agli stereotipi di come deve essere un “maschio”, un “uomo” (in misura inferiore vale anche per le donne).
Ci preoccupa la mentalità che sta dietro l’odio verso Bernardeschi solo per avere indossato abiti “neutri” o comunque non classicamente maschili e con apparenze estetiche femminili. Ci preoccupa l’odio verso chiunque si discosti, anche di una virgola, dal perdurante maschilismo che rinchiude gli uomini dentro una gabbia molto stretta di comportamenti. Mentalità che poi, per i discostamenti più ampi (transgender), diventa anche un odio non più solo “social”, ma con pesanti ricadute nella vita quotidiana, fino al rischio di morte.
Bernardeschi si difende dicendo che quanto indossava erano pantaloni larghi e non una gonna. Difesa debole perché anche i pantaloni larghi appartengono agli stereotipi femminili (la gonna pantalone la usano gli uomini?)… Meglio quando afferma che ognuno/a è libero di vestire come meglio gli o le piace. Ma è un’affermazione che, in un mondo come quello del Calcio, dove il maschilismo trova la sua massima espressione in Italia (il calcio femminile in Italia è trasmesso solo da una tv Europea, non italiana… o le resistenze di molti club di Calcio a lanciare seriamente i settori femminili nel proprio club) viene accolto come inutile e un pizzico arrogante.
Oggi il “caso” Bernardeschi attira l’attenzione mediatica perché riguarda ovviamente un personaggio famoso a cui, neppure la ricchezza e il potere, consentono di buttare giù il muro della mentalità maschilista che oramai è stata introiettata anche da molte donne (sic! Altro che femminismo).
Noi come unica associazione Pangender (tutte le identità di genere, tutti gli orientamenti sessuali tra adulti consenzienti non devono generare classifiche di merito o di “giusto” e “sbagliato”) esprimiamo a Bernardeschi la nostra solidarietà e ci mettiamo a sua disposizione e a disposizione di tutti gli altri cittadini (regolari e non) per consigliare e, ove possibile, aiutare, qualunque persona che subisca discriminazioni a causa della propria identità di genere, ruoli di genere, orientamento sessuale e affettivo e contro gli stereotipi di genere e di orientamento sessuale.
Genova, 29 luglio 2017
Mirella Izzo (Presidente Onoraria)
Federico Acquarone Caprini (
Presidente)

 

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